Indagati i Sindaci dell’ Isola
I sei sindaci dell’isola d’Ischia e i rispettivi responsabili degli uffici tecnici comunali sono attualmente indagati dalla procura della Repubblica per il reato di concorso in abuso d’ufficio in merito a dei presunti ritardi nell’applicare le demolizioni ai fabbricati abusivi realizzati nei rispettivi territori. La notizia è ufficiale ed è trapelata da palazzo di giustizia dopo che i loro nomi sono stati iscritti a modello 21. Una situazione che si acuisce ancor di più dopo che la stessa procura della Repubblica, coordinata dal responsabile della sezione urbanistica ed ecologia, l’aggiunto Aldo De Chiara, ha accelerato negli ultimi mesi le procedure per eseguire l’abbattimento dei manufatti che sono stati realizzati in un periodo che comprende anche quelli “rientranti” nell’ultimo condono edilizio. A svolgere le indagini è il sostituto procuratore della Repubblica Antonio d’Alessio che si avvale della collaborazione preziosa del comandante del Nucleo operativo della Compagnia carabinieri di Ischia, tenente Pierangelo Iannicca. Secondo il teorema accusatorio, gli amministratori non si sarebbero attivati con una certa sollecitudine per bloccare il fenomeno. Da qui questo presunto vantaggio patrimoniale nei confronti di alcuni cittadini, in modo intenzionale, fatto con “scienza” al fine di evitare di avere contraccolpi di natura elettoralistica. Per non perdere consensi. E’ questa la ipotesi più rilevante che viene portata avanti in questa indagine parallela che comprende anche il discorso delle demolizioni che lo stesso procuratore aggiunto in ben due occasioni ha posto l’accento nel richiedere con forza al governo gli strumenti necessari per poter procedere senza indugi e senza alcun favoritismo verso chi ha violato le leggi urbanistiche e paesistiche. Nell’ultimo mese i carabinieri sono stati molto attenti ed hanno lavorato alacremente con continui blitz presso gli uffici comunali, bussando alle porte dei responsabili degli uffici tecnici comunali per conoscere in modo preciso quale fosse l’iter e la procedura adottata dai comuni per procedere alla individuazione di quei manufatti realizzati senza l’autorizzazione a costruire e senza il nulla osta della soprintendenza ai beni architettonici di Napoli, che hanno portato a delle sentenze di condanna passate in giudicato. Conoscere perché, pur essendo stati informati dalla stessa autorità giudiziaria, gli enti locali isolani non hanno provveduto ad emettere provvedimenti sanzionatori come era previsto nel dispositivo di sentenza che ordinava ai condannati le demolizioni e il ripristino dello stato dei luoghi. I militari si sono recati più volte per conoscere se effettivamente i sindaci si fossero attivati con sollecitudine nel chiedere alla Cassa DDPP i relativi finanziamenti per i mutui necessari per finanziare le imprese che poi avrebbero dovuto iniziare ad abbattere. Secondo il pubblico ministero D’Alessio in più di un caso i sindaci avrebbero “traccheggiato”, preso tempo, cercato di trovare soluzioni alternative per fare sì che giungesse una soluzione dall’alto ed evitasse che i martelli pneumatici o i bulldozer radessero al suolo edifici presi di mira. Un ritardo ritenuto ingiustificabile e tale da favorire alcuni cittadini condannati. Tutto questo ovviamente dovrà essere provato in quanto siamo solo ad una prima fase delle indagini e questo non significa affatto che esistono già delle responsabilità. Non dimentichiamo che il nostro ordinamento ritiene un indagato e poi un imputato innocente fino a sentenza passata in giudicato. Con l’iscrizione, quindi, nel registro degli indagati è solo in atto una indagine che dovrà comunque procedere nelle prossime settimane con ulteriori riscontri per capire se “intenzionalmente” i sindaci e i capi degli uffici tecnici hanno o meno messo in atto un comportamento ostruzionistico e tale da rallentare l’azione della magistratura nel perseguire coloro che erano stati condannati con sentenza passata in giudicato. Questo è un lavoro che stanno svolgendo in queste settimane i militari della Benemerita. I veri protagonisti di questa storia giudiziaria sono a conoscenza che nei loro confronti è in atto un accertamento dell’autorità giudiziaria proprio perché in più occasioni i carabinieri si sono recati presso questi uffici per acquisire atti e tutti legati indiscutibilmente al settore edilizia privata. E’ una inchiesta che cammina di pari passo, dunque, con quella degli abbattimenti. Ieri da queste colonne abbiamo riportato analiticamente quanto è accaduto nella giornata di lunedì e con quale determinazione le forze dell’ordine coadiuvate dalla procura della Repubblica si sono mosse per tentare di demolire quell’abitazione a Panza nel comune di Forio e quella che attualmente si sta procedendo nel comune di Barano. Una prima picconata che è stata molto messa in evidenza con comunicati stampa e finanche conferenze presso il palazzo di governo di piazza Plebiscito a Napoli alla presenza del prefetto vicario e di un assessore regionale che vogliono garantire che la strada intrapresa per riportare la legalità sull’isola d’Ischia continuerà in modo incessante. Ed è per questo che si è chiesto l’utilizzo del Genio militare per abbattere le abitazioni, ma chiedendo al tempo stesso al governo di agevolare questa iniziativa in quanto i militari non sono abilitati a smaltire i rifiuti speciali che provengono dalle strutture abbattute. Mancano i fondi ed i comuni sono alla “frutta”, non posseggono quelle risorse che diventano cospicue per ogni abbattimento. Se si pensa che per la sola casa di Barano ci vogliono ben 48mula euro, che moltiplicati per molti altri casi ancora di là da venire, significa una somma che nessun comune è in grado di reggere, di fronteggiare con il pagamento delle rate alla Cassa DDPP. Dall’altro gli avvocati si ritengono tranquilli che questa vicenda sarà chiarita al più presto, che nessuna responsabilità può essere addebitata ai primi cittadini. e ragionando su questa ipotesi di accusa cercano di capire quale sia il presunto vantaggio patrimoniale posto in essere dai primi cittadini e dai responsabili degli uffici tecnici, non avendo svolto una particolare attività nei confronti di qualche singolo condannato pronto per essere abbattuto. Aggiungendo poi che la questione che verte sull’ultimo condono appare controversa, dato che non è possibile che se da un lato lo Stato acquisisce il versamento di belle somme di denaro per ottenere il condono, dall’altro continui a perseguire tramite altre istituzioni lo stesso cittadino. Non dimenticando che la Corte costituzionale dovrà dire anche la sua su quest’ultimo condono che per la magistratura inquirente non è applicabile, essendo il nostro un territorio sottoposto a vincolo di inedificabilità assoluta e di pregio paesistico. Quello che è certo, è che ora i sindaci di tutti e sei i comuni dell’isola d’Ischia (qualcuno sussurra anche chi ha ricoperto tale incarico negli anni passati) con i capi degli uffici tecnici e i responsabili dei settori di edilizia privata siano passati ai raggi x dal pm Antonio D’Alessio e dai carabinieri del Nucleo operativo della Benemerita della Compagnia di Ischia. Siamo solo al primo atto di una inchiesta che potrebbe anche allargarsi verso altri orizzonti.
